La storia intorno alla Chiesa di Valverde e all’omonima Confraternita è ricca di emozionanti eventi che hanno sempre evidenziato la fede e la devozione alla Madre Celeste.
L’inizio di tutto si ha nel 300 dopo Cristo quando, alle spalle della chiesa di Valverde, vi erano delle grotte nelle quali trovavano dimora molte famiglie povere. Questa zona è chiamata ancora oggi «Fuddaturi»; per vivere gli abitanti delle grotte lavoravano la terra, conciavano le pelli degli animali e lavoravano il lino nel vicino torrente Torcicoda.
Essi professavano la religione pagana e molto diffuso era il culto della dea Cerere, protettrice delle messi e dell’agricoltura. La venerazione a Cerere era favorita dalla leggenda secondo cui il ratto di Proserpina fu consumato sulle rive del lago di Pergusa.
In onore di Cerere si celebrava (in primavera) la festa dei Cereali e una seconda festa in agosto, riservata alle sole donne, a commemorazione della ricongiunzione di Cerere con Proserpina.
Per rimuovere il culto pagano in quel periodo venne a Enna, a predicare il Vangelo di Cristo, San Pancrazio. Costui trovò rifugio nelle grotte fra i popolani portando tra loro il messaggio di Cristo. Pur essendo radicata negli animi di Foto-Storiche-72-242x300quella gente la religione pagana e il timore della vendetta di Cerere, tuttavia essa non disdegnava di ascoltare il messaggio di San Pancrazio. Si dice che durante la permanenza del Santo ad Enna vi fosse un lungo periodo dì siccità e carestia che gettò la gente nello sconforto; i sacerdoti di Cerere esortavano il popolo alla preghiera e al sacrificio di alcune vergini alla dea Cerere affinché mandasse in cambio la pioggia.

Un invito accolto dal popolo che riunitosi nello spiazzo ove in atto sorge il Santuario di Maria SS. di Valverde, preparò alcune giovani donne vestite di bianco per essere sacrificate. Ma al momento del sacrificio e precisamente nell’attimo in cui il gran sacerdote pagano alzava il pugnale per colpire alla gola le giovanette stese sull’altare, San Pancrazio, avvertito da alcuni fedeli, con un balzo fermò il braccio sacrilego del gran sacerdote evitando l’eccidio. Poi con grande impeto si rivolse al popolo, esortandolo a pregare Maria Santissima con grande fede affinché mandasse la pioggia tanto desiderata. Piegatosi in ginocchio il Santo rivolse lo sguardo al cielo e il miracolo si avverò. La pioggia scese copiosa sulla terra arida e la gente, a tale vista, non ebbe più dubbi. Unitasi in preghiera insieme al Santo, e commossa per tanta grazia di Dio, si votò alla Vergine Santissima, Madre di Dio. I sacerdoti pagani vennero cacciati e la statua della dea Cerere arsa. Da qui la strada, tuttora esistente, intitolata «via Cerere Arsa».
È da questo episodio che ad Enna nasce il Cristianesimo ed è proprio a Valverde, nel luogo dove avvenne il miracolo della pioggia, che gli Ennesi edificarono la prima chiesa della città.
Ne sorgeranno tante altre e la Madonna di Valverde resterà la Patrona del Popolo Ennese fino al 1412, anno in cui giunse ad Enna il simulacro della Visitazione. Nonostante ciò la Madonna di Valverde è rimasta nel cuore degli ennesi.

Per mantenere vivo il culto della Madonna di Valverde i laici costituirono una Collegiata (che ancora oggi si fregia dello stemma turrito della città) della quale si ignora la data di fondazione.

Su incarico della Collegiata nel 1646 secolo fu scolpita dall’ennese Giovanni Gallina la statua lignea della Madonna.

Nel corso dei secoli Valverde ha dovuto far fronte a diverse emergenze. Tra questo uno spaventoso incendio sul finire dell’Ottocento.
Era l’ultima Domenica d’agosto del 1854 e si festeggiava, come di consueto, la Madonna di «Beddi Vì». La notte dello stesso giorno dopo la festa, scoppiò improvvisamente un grosso incendio all’interno della Chiesa. Venne distrutto tutto, ma miracolosamente risparmiata la statua della Madonna che ebbe solamente annerita la faccia dal fumo e il manto bruciato; un triste episodio che non demotivò gli ennesi in quel periodo provati dal colera che imperversava anche nei paesi vicini.
Essi vollero rifare subito la Chiesa e il nuovo manto della Madonna. La statua della Madonna con il bambino fu ornata di argento, corone e coperta data mantoda un prezioso mantello confezionato nel 1855 dalle devote del quartiere Fundrò che su un lucente tessuto di seta eseguirono accurati ricami in filigrana dorata che riportano alcune immagini delle litanie del Rosario: Vas Spirituale, Rosa Mystica, Turris Davidica, Domus Aurea, Foederis Arca, Salus Infirmorum; fu inoltre rivestita di luccicanti gioielli ex voto dei fedeli.

Dopo l’incendio del 1854 e il rifacimento della Chiesa, il buon andamento del Santuario e l’organizzazione delle feste continuarono ad essere curati dai «Procuratori»; si ricordano il rettore Emanuele Crimì nel 1883; il canonico Angelo Petralia nel 1894; il canonico Gesualdo Fortunato nel 1908; Mons. Angelo Termine nel 1917; Croce Giarratana fino al 1927. Alla morte di Giarratana subentrò quale “depositario” Salvatore Termine che nel 1935 ripristinò la Confraternita, da tempo sciolta. Per lungo periodo il Santuario fu sotto il patrocinio del Consiglio d’Amministrazione della Congregazione di Carità.

Per scoprire quali altri episodi incideranno bisogna fare un salto a metà del Novecento. Si inizia nel 1936 quando il regime fascista requisì tutti gli oggetti d’oro della Madonna (circa 1 kg. di oro); in cambio fu assegnato alla Chiesa un vitalizio di L. 254 annue, somma che, rimasta invariata, dopo la guerra non venne più riscossa data l’esiguità.
Ma fu nel 1943, in piena guerra mondiale, che si ebbe il più spaventoso, quanto miracoloso, episodio. Erano le ore 18 del 13 luglio e all’orizzonte si vedeva arrivare un aereo dalla quale partì una bombaDSCN7819 che rase al suolo il Santuario; tutto andò dìstrutto, tranne la statua della Vergine Santissima trovata sulle macerie dell’altare maggiore: si era rotto solo il braccio destro del Bambino Gesù, mentre il naso e la fronte della Madonna erano leggermente scorticati.
La Statua fu recuperata, portata in una vicina grotta-rifugio, di proprietà di Giuseppe Savoca e adagiata su una coperta; quella stessa grotta divenne meta di pellegrinaggio.
Con l’occupazione della città da parte delle truppe alleate, il 24 luglio 1943 le autorità ecclesiastiche disposero il trasferimento della Statua prima nella Chiesa di S. Agostino e poi — il giorno dopo — nella Chiesa di S. Chiara.
Il 10 dicembre 1944 si riunì nella Sacrestia della Chiesa di S. Chiara la Presidenza dei Rettori delle Confraternite che istituì un Comitato, presieduto dal sacerdote Luigi Giunta, per la ricostruzione del Santuario.
I lavori di sgombero delle macerie ebbero inizio subito e intanto vennero avviate le pratiche burocratiche per ottenere il finanziamento dello Stato, visto che si trattava di danni bellici, e per l’assegnazione di suolo comunale allo scopo di ampliare la Chiesa.
Il Comune di Enna, con delibera del Consiglio Comunale del 23 Novembre 1947, approvata dalla Giunta Provinciale il 5 Maggio 1948, concesse a titolo gratuito mq. 256,35 di suolo attiguo alla chiesa distrutta. L’atto di cessione fu firmato il 26 Novembre 1948 dal sindaco Paolo Savoca per il Comune e dal rettore Padre Giunta per la Curia Vescovile. Nel 1947 lo Stato aveva assegnato 8 milioni di lire per la ricostruzione del Santuario.
Nel 1947, il giorno della festa, la statua della Madonna fu portata in processione da S. Chiara al luogo delle macerie e qui il vescovo mons. Catarella pose la prima pietra della nuova costruzione.
La nuova Chiesa venne benedetta un anno dopo e l’altare consacrato la mattina dell’ultima domenica d’Agosto del 1948 dal Vescovo Catarella in presenza delle Autorità, del Clero e del popolo. Nel pomeriggio il Santuario accolse la statua della Madonna, portatavi in processione dalla Chiesa di S. Chiara.
La nuova Chiesa, ad eccezione dell’altare maggiore, al suo interno era spoglia; alcuni paramenti sacri portavano i segni dei bombardamenti bellici. Subito si cominciò a pensare all’arredamento della Chiesa reso possibile grazie al fattivo interesse di chi, negli anni a seguire, ebbe la gestione della Confraternita.
Dalla costruzione post guerra ai giorni nostri non si sono più avuti eventi distruttivi ma per la festa in onore della Madonna di Valverde è stato un continuo crescere.